Nascosto tra i contrafforti dei Monti Lepini, è un paese di origine medievale, dall'aspetto moderno. Le origini di Bassiano, sono poco definite. La storia di Bassiano ha inizio certamente intorno al X secolo e parte da un piccolo gruppo di pastori e contadini costretto a rifugiarsi, in questo luogo completamente coperto alla vista della pianura, a causa delle continue scorrerie barbariche. Le prime notizie scritte su Bassiano sono databili al 1169. In un documento rinvenuto nell’archivio della collegiata di Santa Maria in Sermoneta si fa riferimento al recupero del Castrum sottratto con l’inganno da un certo Gregorio Leonis ad un Signore di Bassiano.
Cosa vedere a Bassiano: Palazzo Caetani – attualmente sede comunale; Chiesa di Sant’Erasmo; Chiesa di San Nicola di Bari; Torre di Acquapuzza; Santuario della SS. Trinità; Santuario del SS. Crocifisso con pitture rupestri; SS. Crocifisso.
Bassiano è famoso per il suo prosciutto.
Qui nacque il grande editore-tipografo Aldo Manuzio.


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Centro d'aspetto medievale scaglionato a piramide, coi suoi due nuclei di Cori Valle e Cori Alto, su un pendio dei Monti Lepini: d'antichissima origine, dal IV secolo a.C. appartenne a Roma.
La Collegiata tardorinascimentale, con un trecentesco candelabro del cero pasquale, sorge nel borgo antico, con case medievali e strade caratteristiche, fra cui la via del Porticato, completamente coperta. Salendo verso Cori Alto, s'incontrano diversi tratti di mura poligonali, i resti del Tempio di Castore e Polluce (I sec. a.C.), la singolare S.Oliva, formata da una chiesa duecentesca e una quattrocentesca con affreschi del XVI secolo, e il cosiddetto Tempio di Ercole, del I secolo a.C. Notevole anche la chiesa dell'Annunziata, con affreschi votivi (XV-XVI sec.) ispirati a Masolino.
A giugno si svolge lo storico "Carosello dei Rioni", al quale prendono parte, nei costumi del '600, i più qualificati rappresentanti dei tre rioni corrispondenti alle Porte Signina, Ninfina e Romana. Noto anche il "Gruppo Folkloristico degli Sbandieratori" che spesso si esibisce all'estero.


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Le origini di Itri sono antichissime. Il sito fu, infatti, abitato fin dalla preistoria e, successivamente, fece parte del territorio degli Ausoni. Collocato lungo il percorso della Via Appia, costituiva, fino a pochi decenni fa, passaggio obbligato per chi da Roma si recasse verso Sud.
Ancora in epoca romana, però, doveva essere scarsamente popolato, costituendo semplicemente una stazione di posta presso cui i viaggiatori potevano trovare qualche ristoro e soprattutto cavalli riposati per proseguire il loro viaggio.
Solo nel Medioevo si ebbe un notevole incremento della popolazione con conseguente sviluppo urbanistico. Il centro abitato si arroccò intorno al castello. L’intero borgo medievale venne quindi circondato da ben tre cinta murarie interrotte da torri e porte, ancor oggi parzialmente visibili.
Fece parte dapprima del ducato di Gaeta, quindi dei Dell’Aquila, signori di Fondi.
Prima dell’unificazione d’Italia era nel Regno delle Due Sicilie, provincia di Terra di Lavoro.


Itri Itri Itri Itri Itri

Nei pressi del fiume Garigliano, che divide il Lazio dalla Campania, sorgono i resti dell’antica Minturnae. Nel 296 a.C. fu ripopolata con la deduzione di una colonia romana.

Il Comprensorio Archeologico di Minturnae racchiude, oggi, gran parte dei resti della città-porto. Spicca il maestoso Teatro Romano, costruito verso il I sec. d.C. Diviso nei tre settori caratteristici (scaena, orchestra, cavea), accoglieva oltre 4 mila spettatori.
All'interno dell’area sono visibili un tratto originale della via Appia (Decumanus Maximus), i resti del Foro Repubblicano (II sec. a.C.), del Capitolium (dedicato a Giove, Giunone e Minerva), del Foro Imperiale, del Macellum (mercato), delle Tabernae, del complesso termale (II sec. d.C.). Il moderno tracciato dell’Appia si interseca con numerose ed imponenti arcate dell’Acquedotto Romano, un tempo lungo circa 11 chilometri. Verso la foce del Garigliano si trovano, poi, le rovine di un antico luogo sacro, il Tempio della ninfa Marica, divinità delle acque.


Minturno Minturno Minturno Minturno Minturno Minturno
spaceCASSINO (Provincia di Frosinone)
Cassino

Fondata nel 529 da San Benedetto da Norcia, situato a 519 metri sul livello del mare, ha subito nel corso della sua storia una alterna vicenda di distruzioni, saccheggi, terremoti e di una conseguente ricostruzione.

Per tutto il medioevo fu un centro vivissimo di cultura attraverso i suoi abati, le sue biblioteche, i suoi archivi, le scuole scrittorie e miniaturistiche, che trascrissero e conservarono molte opere dell'antichità. La maggior parte della decorazione, della chiesa e dei nuovi ambienti del monastero successivamente riedificati, era costituita da pitture, oggi in maggior parte perdute, di cui conosciamo soltanto alcuni soggetti, come le Storie dell'Antico e Nuovo Testamento nell'atrio. Distrutta da un terremoto nel 1349 e nuovamente ricostruita nel 1366, l'abbazia assunse nel XVII secolo l'aspetto tipico di un monumento barocco napoletano. In queste forme era giunto fino a noi l'antico monastero prima che nel febbraio del 1944, durante le prime fasi della battaglia di Monte Cassino, un bombardamento massiccio delle forze alleate, che vi sospettavano la presenza di reparti tedeschi, lo distrusse nuovamente. Fortunatamente l'archivio ed i più preziosi documenti bibliografici erano stati posti in salvo. La ricostruzione iniziò subito dopo la fine della guerra, ed ha mirato ad una riproduzione esatta delle architetture distrutte.




Cassino Cassino Cassino Cassino

Centro agricolo e turistico suggestivo, arroccato sopra una collina calcarea che discende a picco sulla pianura pontina. Nell'antichità classica la latina "Norba", poi volsca e infine romana, ebbe splendore come testimoniano i numerosi resti delle mura poligonali, delle due Acropoli e del Tempio di Diana. Nel Medioevo Norma restò a lungo nell'orbita della Chiesa che la dette in feudo ai Caetani ed ai Borghese. Ai suoi piedi il Lago di Ninfa. Alla fine del XV secolo, mentre infuriavano per il suo possesso sanguinose contese tra le famiglie dei Caetani e dei Frangipane, la persistente malaria falcidiò completamente la popolazione; i pochi sopravvissuti fuggirono via abbandonando Ninfa alla suggestiva prepotenza delle piante silvestri, ai colori abbaglianti dei fiori di campo e al volo sommesso delle farfalle. Ogni anno, in autunno, si celebra la "Sagra della Caldarrosta": le castagne vengono arrostite con una tecnica ed un rito particolare, ricoperte di felci e di ramaglie che si fanno ardere, appena cotte vengono messe nei "manicuti" (cesti di vimini) e quindi distribuite ai buongustai.


Norma Norma Norma


Sopra un'altura calcarea del monte Caiano, alle propaggini della catena dei Monti Lepini, sorge Priverno, in suggestiva posizione panoramica sulla valle dell'Amaseno. Fierissimo centro della civiltà volsca, "Privernum" secondo un'antica leggenda, venne fondata da Metabo, padre di Camilla. Col sorgere e lo svilupparsi della potenza romana, Priverno dovette subire il destino di tutti i centri circostanti e venne sottomessa dopo un'aspra guerra nel 349 a.C. Il Medioevo la vide nell'orbita del papato sempre al centro di intensi traffici commerciali. Nel XVI secolo il pirata saraceno Ariadeno Barbarossa la rase al suolo massacrando i suoi abitanti. Ricostruita più bella di prima riprese a fiorire. Nella centrale piazza Vittorio Emanuele II sorge il Duomo, gotico-cistercense del XIII secolo, rimaneggiato nel '700, su alta scalea e preceduto da un vasto portico. Notevole anche il gotico Palazzo Comunale (XIII-XIV sec.) e la chiesa di S.Giovanni Evangelista che conserva affreschi votivi di varie epoche. A 6 chilometri s'innalza, maestosa e raccolta, l'Abbazia di Fossanova, primo monastero cistercense in Italia, fondato nel 1135, ha ricco portale gotico e semplice interno, a tre navate con alto transetto sormontato da tiburio ottagonale. Dal chiostro (1280-1300) a colonnine binate si accede al refettorio e alla sala capitolare, rifatta nel 1250 in stile gotico fiorito, con alti pilastri polistili. Nel 1274 vi morì S.Tommaso d'Aquino.


Priverno Priverno Priverno Priverno Priverno Priverno Priverno Priverno Priverno

L'amministrazione comunale è stata particolarmente attenta a mantenere intatto il patrimonio storico di questa antica città medievale. Sermoneta è un piccolo comune che sorge su un una collina a 257 m a.l.m. Visitare questa città è come tornare indietro di mille anni, un tuffo indietro nel tempo fino al Medioevo per respirare l'antica atmosfera di quei tempi. E' caratterizzata da un borgo circondato da mura di cinta e protetto da un possente castello Caetani, eretto dall'omonima famiglia baronale romana, uno dei tanti luoghi da visitare di Sermoneta.
Sermoneta è molto famosa per i suoi "Giardini di Ninfa", un meraviglioso giardino con vegetazione di ogni genere e provenienza attraversato da un fiume e un lago. Ninfa era un'antica città medievale abbandonata nel Trecento, ne rimangono visibili i resti e le rovine disseminate nel giardino. Nei dintorni si trova splendida l'abbazia di Valvisciolo nello stile romantico-cistercense.


Sermoneta Sermoneta Sermoneta Sermoneta Sermoneta Sermoneta Sermoneta Sermoneta Sermoneta


E' la volsca "Setia" detta anche "Suessa", sull'alto di un colle aperto alla pianura e al mare. Numerosi e interessanti i resti dello splendore romano, i ruderi di ville e di templi, inglobati questi ultimi nell'area delle antiche chiese cristiane. Notevoli anche, le mura poligonali e i resti preistorici con preziose pitture parietali (Grotta Iolanda e Grotta Arnaldo dei Bufali). Sezze, nel Medioevo fu legata alla Chiesa che la concesse in feudo a varie famiglie nobiliari e tra esse ai Frangipane.
La via Corradini attraversa tutto l'abitato e porta al Duomo, caratteristica costruzione più volte rifatta e modificata nell'orientamento. Assai suggestiva la "Passeggiata dei Cappuccini" dalla quale si gode una riposante vista sui Monti Lepini e sulla vallata di Suso. In un grande anfiteatro all'aperto, ricavato con pochi adattamenti ai piedi del monte del Gallo, vi è il Teatro Sacro Italiano, dove si rappresenta unicamente la "Passione di Gesù" con una folla di attori, tutti sezzesi, e alla presenza di un foltissimo pubblico sempre ammirato, sempre emozionato.


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